Catalogo
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Marco Castelli Quartet

Anelli

Disco
SRZ 00209 Lit. 24.000
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Le Canzoni52'27"
1Morro Dois Irmãos6'26"
2Anelli8'46"
3Piccoli Dubbi6'26"
4Titoli Di Coda8'08"
5Il Volo Di Florindo6'40"
6Un Giorno Dopo L'Altro5'28"
7Pilla6'58"
8Aria4'06"
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Quasi mai i dischi migliori sono semplici raccolte di brani ma esprimono un progetto preciso, una concezione coerente, che si rivela solo dopo qualche ascolto. E di solito il primo brano non è mai in quel posto per caso. Qui la prima cosa che si ascolta è una canzone di Chico Buarque, che il sax soprano inizia ad evocare e poi legge e rilegge senza farne più nemmeno una parafrasi. La canzone brasiliana non viene trasformata in uno standard, nel pretesto per una divagazione, ma viene davvero cantata per quello che è, e solo in questo senso interpretata - ciò che facevano e fanno i grandi cantanti di jazz. Anche il pianoforte decide di non spiccare il volo, ma si serve delle armonie del brano per girarci attorno, commentarlo, pensarci su.
Mi piace pensare a questa apertura come ad una specie di "manifesto" della musica che fa oggi Marco Castelli. L'impressione suscitata da questo canto (poi, chi ascolta troverà i nomi per le sue associazioni psicologiche), sembra lasciare un'eco che si prolunga attraverso tutti gli ascolti successivi e trasforma in canzoni anche i brani impostati piuttosto sull'idiomicità delle voci strumentali: Anelli e Il Volo di Florindo, con Marco al tenore, "subiscono", per così dire, la sorte di questa trasformazione e i temi sembrano ancora più cantabili di quanto non lo potrebbero sulla carta. Anelli in particolare, con la sua struttura iterativa, ciclica (il titolo vorrà pur dire qualcosa), fa venir voglia di sentirlo ripetere e ripetere ancora e chissà sarebbe interessante l'esperimento di rimanerci sopra senza nemmeno tentare di uscire in solo (qualche riferimento classico: John Coltrane Naima; Miles Davis e Wayne Shorter, Nefertiti, Pinocchio). Forse è una forzatura cercare a tutti i costi un'evoluzione, ma se si ascolta "Equinozi", il brano che apriva il disco precedente (sono passati quattro anni nel frattempo), l'impressione è che Marco abbia raggiunto una determinazione molto chiara ed efficace nel concepire un tema e le sue potenzialità. Anche un brano come Pilla, ad esempio, sembra congegniato in modo che non potrebbe svilupparsi in quel modo così espressivo e quasi severo, se ci si allontanasse troppo dalla formulazione del tema. Qui il solo di Marco è basato sul costante salire di registro, e tanto basta per creare la giusta tensione. Volendo fare ancora confronti, nel disco precedente l'idea di scrivere un tango originale veniva realizzata in modo molto brillante e incisivo, ma forse un pochino arrogante. Niente a che vedere con il ritegno di Morro dois Irmãos, che si ritrova, in tutt'altre forme anche in Un giorno dopo l'altro. Ma il trattamento qui è però completamente diverso: nonostante lo spensierato riff "latino" del pianoforte su cui si va a distendere, il canto teso del sax soprano riconduce presto la canzone di Tenco alla sua malinconia, eliminandone i tratti rassegnati e depressivi e sfocia inaspettatamente in una specie di lamento-perorazione che va quasi subito in dissolvenza, lasciando un curioso senso di sospensione, di non finito: si era detto ritegno, appunto.
E anche quando decide di graffiare, Marco lo fa in modo incisivo, senza insistere, come nella liberissima divagazione verso cui porta, inaspettatamente, il suo solo in Piccoli Dubbi.
C'è da dire che l'economia della musica di Marco Castelli riesce a funzionare con tanta efficienza perchè il suo quartetto è composto non tanto da ottimi sidemen, ma soprattutto da musicisti convinti dei suoi stessi principi. Lo si sente chiaramente nei soli di Paolo Birro, la cui fantasia è pari al suo senso della misura. È questo, in generale, un equilibrio tipico di una musica matura, che sa raggiungere un peso specifico elevato in termini di intensità d'espressione. Le esibizioni muscolari naturalmente sono fuori questione, anche se, volendo, i nostri ci potrebbero dare molto spasso in quel senso. Il virtuosismo della (nella) misura? Se ce ne fosse bisogno questa potrebbe essere una definizione sintetica della musica del quartetto di Marco Castelli.

Veniero Rizzardi



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